La Rabia
La Rabia
La Rabia
La Rabia
Argentina/Argentina 2008
režija/directed by
Albertina Carri
scenarij/screenplay
Albertina Carri
fotografija/cinematography
Sol Lopatin
glasba/music
Gustavo Senmartin
zvok/sound
Rufino Basavilbaso
montaža/editing
Alejo Moguillansky
igrajo/cast
Analia Couceyro, Javier Lorenzo, Victor Hugo Carrizo, Nazarena Duarte, Gonzalo Perez
producent/producer
Pablo Trapero, Albertina Carri
produkcija/production
Matanza Cine Medrano 1314 1179 Buenos Aires, Argentina T 11 48 61 40 06 E info@matanzacine.com.ar
prodaja/world sales
Bavaria Film International
Bavaria Media GmbH
Bavariafilmplatz 8
D-82031 Geiselgasteig
T +49-89-6499-2686
F +49-89-6499-3720
E international@bavaria-film.de
format/format
35 mm, barvni/colour
dolžina/running time
83'
La vita nella steppa argentina, nelle lontane fattorie dell’isolata cittadina La Rabia è dura e inflessibile, come ci avverte una nota prima delle scene iniziali sul fatto che tutti gli animali presenti nel film sono vissuti e morti come avrebbero fatto lontano dalle cineprese (per via naturale). Alejandra e Poldo crescono all’interno del loro infelice matrimonio la silenziosa figlia Nati che in momenti di eccitazione si toglie i vestiti o urla, creando una forte, anche se non continuativa, impressione sonora. La bambina si esprime con il disegno il che viene saggiamente usato dalla regista per introdurre sequenze animate, create con acquarelli e china (Manuel Barenboim). L’unica compagnia di Nati è il vicino Ladeado, il cui padre Pichon pratica con la madre sesso violento, al limite del sadomasochismo. In un ambiente in cui gli adulti non sono capaci di comunicare in maniera costruttiva, la mutezza della bambina, che in una società patriarcale dovrà comunque solo ascoltare ed ubbidire, è ancora più significativa. Anche le scene della natura, filmate nei momenti magici dell’alba e del tramonto, non riescono a cancellare le sensazioni di infelicità e tristezza che accompagnano la crescita dei due bambini, figli di padri rabbiosi (a cui fa riferimento la parola rabia).
»Quando viaggio attraverso paesaggi sconfinati, riesco a vedere la curvatura del nostro pianeta. Vedo questa linea lontana e sento un inspiegabile sollievo e attrazione. Delle volte provo un’attrazione simile a quella data da quella linea infinita e così irraggiungibile durante un film pornografico. La paura dell’insensibilità è ciò che m,i attrae della pornografia. Il suo insuccesso, la sua incapacità di mostrare l’intimità, la profondità soggettiva del desiderio. Quello che mi affascina nel paesaggio infinito e carnale è la bellezza della morte. La Rabia si occupa del mistero nascosto nella sessualità e nei paesaggi sconfinati. È uno schema di morte e della morte minore durante il sesso come viene vista dalla bambina muta, la cui lingua è troppo fastidiosa per il mondo che assiduamente continua a definirsi normale.« (Albertina Carri)
Albertina Carri
Regista, sceneggiatrice e attrice, nata nel 1973 a Buenos Aires, ricerca e crea nell’abito di diversi generi cinematografici. Con le sue opere pone le basi al concetto del nuovo cinema argentino. In primo piano nei suoi film (No quiero volver a casa, 2001; Géminis, 2005) c’è la famiglia, nell’autobiografico documentario socio-politico Los Rubios (2003) anche la sua. Ha realizzato anche il cortometraggio d’animazione Aurora (2001) e il melodramma pornografico d’animazione Barbie, tambien puede estar triste (2003).







































































