Sulla mia soglia
Na lastnem pragu
At My Doorstep
At My Doorstep
Indija/India 2009
režija/directed by
Nishtha Jain
scenarij/screenplay
fotografija/cinematography
Rakesh Haridas
glasba/music zvok/sound
Indrajit Neogi
igrajo/cast
producent/producer
Smriti Nevatia
produkcija/production
prodaja/world sales
format/format
35 mm, barvni/colour
dolžina/running time
Chi si trova sulla soglia di casa vostra? Se appartenete ad un ceto più alto della società di Mumbay, sarà probabilmente un netturbino, un postino, una domestica o un guardiano locale. Si tratta di immigrati invisibili e sottopagati, le storie dei quali sono state riprese nel nuovo documentario di Nishtha Jain.
Come dare voce agli azzittiti operai sottopagati? Con lunghi e muti episodi di instancabile lavoro. Come rendere visibili gli immigranti fino ad allora invisibili? Con vicine e convincenti riprese di mani diligenti che stirano, cucinano, mettono le cose in ordine. Come far venire a galla le storie occultate? Con un abile montaggio di testimonianze personali e riprese del lavoro, dei passanti e del quartiere urbano. Non tanto con forti proteste dei lavoratori che rimangono ignorati. Non con testi teoretici che trattano le condizioni sociali ed economiche dell’India, perchè essi rimangono incompresi. Non con una, oggi spesso sensazionalisitca, drammatizzazione cinematografica della povertà, ma con una narrazione cinematografica che non nasconde la propria origine: con il permesso di registrare dato ad una compagnia cinematografica, con una piccola telecamera le cui vibrazioni testimoniano il ruolo attivo della donna che registra e con l’inserimento di pensieri dei protagonisti riguardo a come dovrebbe essere il film e dove dovrebbe essere trasmesso; in questo modo appare molto più sincero e convincente.
L’autrice – quasi come nel suo film precedente che tratta del suo rapporto con la domestica Lakshmi and me (2007) – non impone agli operai il proprio punto di vista, ma lascia invece che le loro testimonianze personali, in contrappunto con con le sorprendenti registrazioni della vita di Mumbay, trasformano in una melancolica poesia della operosità, senza falso sentimentalismo. Cos’è che gli dà la forza di resistere al faticoso lavoro in una metropoli di terribili condizioni, quando devono togliersi il pane dalla bocca per pagare cure mediche ai parenti? Quando provano vergogna davanti ai propri figli, perchè non hanno la possibilità di regalare loro nemmeno un centesimo? Quando sono costretti a sacrificare l’infanzia e lo studio a causa del lavoro? Probabilmente le condizioni a casa loro sono ancora peggiori. È la speranza di un domani migliore che però tende continuamente a ritardare...
»Rivela l’immagine della giovane India... della gente che vive nei vicini negozi. Ti muovi con le figure, le segui in treno, nella loro vita. La vita familiare è una rarità; la maggior parte di loro vive vite tetre e temporanee. E sperano, che alla fine tutto cambierà. Cambierà veramente? Quando?«
Nishtha Jain
È nata nel 1965 a Jhansa. Dopo la laurea al Jamia Mass Communication Centre a New Delhi lavorò come redattrice e giornalista presso diverse riviste cinematografiche indiane. Più tardi si laureò in anche in regia presso il Film and Television Instiitute of India (FTII) con il film Jam Invalid (1998) che vinse un premio a Chicago. Ricevette numerosi altri premi anche per altri film documentaristici più recenti: City of Photos, 6 Yards to democracy e alla fine Lakshmi and me, dove colse nel obiettivo la vita della sua domestica e porse un commento sull’ineguaglianza sociale ed economica nella società dell’India.

















































